Duomo di Caorle

Brevi cenni storici sulla costruzione e sulla successiva evoluzione del Duomo di Caorle, costruito nel 1038, già chiesa cattedrale fino al 1819.

Storia

Le origini

Il Duomo di Caorle, già chiesa cattedrale fino al 1819, è stato costruito nel 1038 sopra le rovine di una precedente Basilica Paleocristiana. Molti storici, infatti, sono concordi nell'affermare che l'attestazione dei primi cristiani nel territorio caprulano (Caprulae, o Portus Reatinus, era già stata fondata dai romani come porto della città di Julia Concordia nel 238 a.C.) risalga alle trasmigrazioni dei concordiesi in seguito alle invasioni barbariche dei primi secoli dopo Cristo, quando i barbari (specialmente i longobardi) tentavano di conquistare i territori di confine dell'Impero Romano d'Occidente. Così, mentre gli aquileiesi, già dai tempi degli Unni, si rifugiarono a Grado e gli opitergini a Rialto ed Eraclea, i concordiesi ripiegarono verso Caorle. Una testimonianza di questa stretta corrispondenza tra concordiesi e caorlotti si ha nel Santo Patrono della città: mentre è certo che la prima costruzione sacra di Caorle è stata un tempio dedicato a San Michele Arcangelo costruito sul mare, a partire dal VII secolo si parla invece di Santo Stefano Protomartire, di cui ancora oggi il Duomo conserva il cranio, proprio come Santo Stefano è patrono della Chiesa di Concordia. Altre fonti storiografiche di antica data, sebbene più incerte, fanno risalire la fondazione della Sede episcopale caprulana al VI secolo. Secondo alcuni storici una prima menzione della diocesi di Caorle nei documenti storici si ha in uno scambio epistolare tra Papa San Gregorio Magno e l'esarca di Ravenna Callinico, nel 598, a causa di un vescovo, di nome Giovanni e ungherese di nascita. Tuttavia in tale lettera suscita incertezza la toponomastica; il Papa si riferisce ad una "Insula capritana" e al vicino castello della città di "Nova". Se per "Insula capritana" si suppone ci si riferisca a Caorle, allora la vicina città di Nova sarebbe Cittanova Eracliana, dove sorgeva l'odierna Eraclea. Ma altri storici affermano che l'"insula capritana" sarebbe invece Capodistria e, per vicinanza, la città di Nova sarebbe Cittanova d'Istria. Malgrado queste fonti discordanti, si può dare credito alla ricostruzione per la quale la diocesi di Caorle venne fondata al tempo dello scisma dei tre capitoli: il vescovo di Concordia Giovanni, detto delle Pannonie, si sarebbe rifugiato a Caorle in seguito alla separazione del patriarcato di Grado da Aquileia; qui i caorlotti l'avrebbero cacciato, perché scismatico, ed il Papa Gregorio Magno avrebbe scritto al metropolita di Ravenna perché si tentasse una conciliazione, altrimenti si sarebbe proceduto alla nomina di un altro vescovo. Nel frattempo il patriarca di Grado Elia sancì l'erezione della diocesi di Caorle ed ordinò, alla fine del VI secolo, che fosse costruita una cattedrale dedicata a Santo Stefano. Questa ricostruzione è confermata dal ritrovamento di numerosi frammenti lapidei e dal perimetro di una basilica paleocristiana costruita precedentemente all'attuale Duomo, datati VII secolo; inoltre, sebbene i primi vescovi certi di Caorle siano attestati attorno al IX secolo, si sa che la diocesi di Caorle è certamente esistita fin da prima del IX secolo, mentre la diocesi di Capodistria ha origini molto più incerte e se ne hanno notizie solo dal XII secolo.

La costruzione del Duomo attuale e le altre chiese

Come accennato in precedenza, l'attuale edificio è stato costruito all'inizio dell'XI secolo, nel 1038, sopra le rovine di una precedente basilica costruita tra la fine del VI secolo e l'inizio del VII. In effetti il periodo che va tra l'XI ed il XII secolo è stato quello di maggior splendore per la cittadina marittima; solo 200 anni più tardi, alla fine del 1300, l'invasione dei genovesi da una parte e il sorgere di Venezia dall'altra avrebbero fatto sprofondare Caorle in un lungo periodo di povertà, terminato soltanto all'inizio degli anni Sessanta, con l'incremento del turismo. Insieme al suo caratteristico campanile cilindrico, il Duomo faceva parte di un vero e proprio complesso di edifici sacri, sul modello di quanto si può ancora vedere ad Aquileia (dove tuttavia una delle due basiliche è andata distrutta), a Torcello e a Ravenna. Come era normale, specialmente in epoca paleocristiana, la facciata era preceduta da un porticato, detto atrio, di cui rimangono oggi otto mensole in pietra d'Istria che, all'altezza dell'architrave del portone centrale, attraversano l'intera facciata e sorreggevano l'atrio. Questo spazio aveva una vera e propria funzione liturgica: nell'atrio prendevano posto i catecumeni, cioè i cristiani non ancora battezzati e che, quindi, non potevano assistere a tutto il Sacrificio della Messa; oppure altri fedeli battezzati che dovevano scontare una penitenza. Sotto l'atrio, inoltre, si trovavano tombe di famiglie importanti e vescovi, ancora oggi poste vicino alla porta centrale. L'atrio collegava il Duomo al campanile e alla vicina chiesa "Delle Grazie", che sorgeva proprio davanti alla cattedrale. Lo storico di Caorle Trino Bottani, nel suo Saggio di Storia della Città di Caorle, asserisce che la forma di questa chiesa ricalcava quella  della Basilica  antica, a tre na-

vate e tri-absidata. A differenza del Duomo, era posta lungo l'asse nord-sud, cioè con l'entrata verso l'attuale patronato e le tre absidi verso il mare, e poggiava direttamente sul campanile; in questo modo Duomo, campanile e chiesa delle Grazie formavano un unico edificio collegato. Nel 1999, durante i restauri della piazza operati dal Comune in occasione del Giubileo del 2000, è stato rinvenuto il perimetro di quell'antica costruzione sacra, demolita nel 1818 a causa dello stato pericolante in cui si trovava e della mancanza di fondi per un restauro (da parte della cittadinanza ma anche della Chiesa, poiché la diocesi venne soppressa proprio in quegli anni). Data l'impossibilità di mantenere scoperti questi resti, si è optato per segnalarli con una pavimentazione più chiara rispetto al resto della piazza. Si vedono i basamenti quadrati delle colonne che dividevano le tre navate e, al centro, due quadrati, che molto probabilmente erano il basamento di due diversi fonti battesimali: il quadrato più grande doveva essere il Battistero più antico, mentre quello più piccolo, al centro, doveva essere il Battistero cinquecentesco, ancora oggi conservato all'interno del Duomo. In effetti la costruzione del Battistero fuori della chiesa è dovuto alla tradizione cristiana dei primi secoli, per cui il fedele veniva prima battezzato e poi poteva entrare a far parte della comunità. Per questo motivo, inoltre, quando il Battistero è dentro la chiesa, è posto all'entrata della costruzione, com'era anche nel Duomo di Caorle prima del 1975, quando tutti questi significati tradizionali nella costruzione degli edifici sono stati tralasciati. La chiesa delle Grazie poggiava, dunque, sul campanile; a conferma di ciò, nella parte nord della torre, in basso, si osserva un grande arco, nel quale era innestata l'abside di questa chiesa e dove il peso veniva scaricato verso i muri portanti della chiesa delle Grazie. Inoltre si può notare come la fila di mattoni bianchi in pietra d'Istria che compone il registro inferiore del campanile e probabilmente testimonia l'esistenza di una precedente costruzione (un faro o una torre d'avvistamento) anche per il campanile, si interrompa proprio a nord, dove lo spazio occupato dall'abside della chiesa è stato riempito con mattoni in cotto. Oltre alla chiesa delle Grazie vi erano altre due chiese costruite nelle immediate vicinanze del Duomo; l'oratorio di San Rocco e la cappella dell'Assunta. Il primo, costruito nel XVI secolo e demolito all'inizio del XIX, sorgeva accanto al giardino della canonica, sul muro del quale ancora oggi sono visibili i resti degli affreschi che ornavano le pareti. Era la chiesa della Confraternita di San Rocco, dalla quale proviene la statua del Santo oggi conservata nel Duomo. La seconda, di costruzione più antica, sorgeva tra l'attuale caserma della Guardia di Finanza ed il centro civico, ed era la cappella della Confraternita dell'Assunta, che aveva eretto in Duomo l'altare del Santissimo (oggi altar maggiore del Santuario della Madonna dell'Angelo). Anch'essa fu demolita poco dopo la soppressione della diocesi, nei primi decenni del 1800.

L'architettura del Duomo

L'architettura dell'edificio sacro propone, ad un osservatore attento, una simbologia cristiana molto evidente. La chiesa si presenta a pianta basilicale, sul modello dei primi edifici cristiani per il culto che, a partire dal IV secolo, diviene publico. La basilica era uno degli edifici principali del foro romano e in essa si svolgevano i processi che non potevano tenersi nel foro a causa delle avverse condizioni del tempo. Tuttavia l'edificio civile di età romana era per alcuni aspetti diverso dall'edificio sacro voluto da Costantino; innanzitutto l'entrata principale era posta su uno dei lati lunghi e i lati corti terminavano entrambi con un'esedra o abside, struttura semicircolare e con cupola semisferica. Nella costruzione cristiana, invece, l'ingresso principale è posto su uno dei due lati corti e, delle due esedre, ne sopravvive solo una. E' molto importante l'orientamento della costruzione; il Duomo, come il Santuario della Madonna dell'Angelo, la chiesetta della Madonna di Pomepei in piazza Papa Giovanni e molti degli edifici sacri costruiti prima della riforma post-conciliare sono tutti orientati in modo che l'ingresso sia rivolto ad ovest mentre l'abside sia rivolta ad est. L'est è infatti il punto cardinale da cui sorge il Sole ed è direttamente un simbolo di Cristo, che già nel Vangelo di Luca, nel Benedictus, è indicato come "Sole che sorge dall'alto". Pertanto i fedeli (e, prima della riforma post-conciliare, anche il celebrante) guardano tutti verso oriente, cioè verso Cristo; così facendo si lasciano alle spalle l'ovest, cioè il punto in cui il sole tramonta e inizia l'oscurità della notte, collegato al peccato. Non a caso, infatti, sull'architrave della porta principale d'ingresso campeggia l'iscrizione: "+ VT VICIIS PVRGES MENTEM VIRTVTIBVS ORNES  HANC  ADEAS SA-

CRAM PECCATOR SEDVLVS AVLAM", che significa: "Per purgare la mente dai vizii e ornarla di virtù frequenta assiduo, o peccatore, questa sacra aula". In questo modo il peccatore, entrando in chiesa, si lascia alle spalle il proprio peccato ed orienta la propria vita verso Cristo. Sempre nella facciata del Duomo, ai lati del portone d'ingresso, si possono ammirare due bassorilievi marmorei dell'XI secolo, raffiguranti rispettivamente a sinistra Sant'Agatonico (Santo martire vissuto in Bitinia nel IV secolo) e a destra San Guglielmo di Tolosa, anche se recenti studi lo identificano con San Teodoro di Amasea, patrono di Venezia. A destra del portone centrale si possono notare alcuni resti di un affresco realizzato sull'intonaco che ricopriva l'intera facciata; esso raffigurava la Santa Vergine, come si può ancora scorgere in alcune foto d'epoca (riportate nel libro Caorle Sacra di Gusso/Candiago). Sopra il portone centrale si apre un rosone circolare, che sostituisce un ampio finestrone a mezzaluna dal 1929; sotto il timpano con cui si conclude la facciata nel settore centrale si apre un rosone più piccolo. Anche in corrispondenza delle due navate laterali, divise dalla navata centrale da due robusti contrafforti, si aprono due rosoni circolari. Lungo il lato sud, nel muro della navata centrale, si aprono sette finestre ad arco, che sostituiscono tre ampi finestroni a mezzaluna aperti in epoca barocca. Sempre lungo il lato sud, ma in corrispondenza della navata laterale destra, si osserva, sotto il cornicione, una modanatura ad archi intrecciati che percorre tutta l'estensione dell'edificio; dopo la demolizione della chiesa delle Grazie e degli oratori di San Rocco e dell'Assunta dopo il 1818, sono state ricavate due cappelle laterali. Lungo l'esterno della navata laterale sinistra vi sono invece tre confrafforti a sostenere la struttura. Delle tre absidi con cui si concludono le navate solo quella centrale sporge all'esterno della struttura: su di essa si aprono tre finestroni e, nel lato esterno è decorata con cinque archi a doppia ghiera. Le due absidicole laterali sono invece incluse all'interno della struttura; in questo modo, come nelle chiese a pianta a croce, l'abside sporgente simboleggia il capo di Cristo, che sulla croce chinò un attimo prima di morire. Per questo l'abside centrale del Duomo ha l'asse leggermente spostato rispetto al resto della navata centrale, come accade in molte chiese di epoca medioevale. D'altra parte, poiché una struttura circolare quale è l'abside simboleggia, in architettura sacra, la dimensione divina, le tre absidi visibili internamente sono facilmente accostabili alla Santa Trinità. Le tre navate sono divise da una serie di pilastri a forma di croce e di colonne; contandoli risultano in tutto dodici pilastri e dodici colonne, numeri importanti per il Nuovo Testamento (il numero degli Apostoli e importante anche nell'Apocalisse) e per l'Antico Testamento (il numero delle tribù d'Israele).

La cattedrale nei secoli

L'interno del Duomo di Caorle ha subìto diversi cambiamenti nel corso dei secoli, a partire dalla cappella dell'altar maggiore, un tempo separata dalla navata centrale dall'iconostasi, una sorta di cancellata marmorea sormontata da icone raffiguranti santi. L'iconostasi del Duomo di Caorle era composta di quindici icone, rappresentanti gli Apostoli e gli Evangelisti, San Michele Arcangelo, Santo Stefano Protomartire ed il Redentore. Sei di queste icone sono sopravvissute ai secoli e sono conservate nel museo parrocchiale: attribuite alla Scuola di Paolo Veneziano sono datate XIII secolo. Nel 1400 l'iconostasi è stata arricchita con un Crocifisso ligneo, ancora oggi sospeso sopra l'altar maggiore, e due statue, raffiguranti la Santa Vergine e San Giovanni Evangelista ai piedi della Croce, oggi perdute. Nel 1646 il vescovo Giuseppe Maria Pizzini (1645-1648) ristrutturò l'intero presbiterio e smantellò l'iconostasi, in un precario stato di conservazione, sostituendola con una balaustra più piccola e appendendo le icone ai pilastri. Inoltre spostò l'altar maggiore a ridosso del muro dell'abside, spostandovi sopra il Crocifisso ligneo. Realizzò così un nuovo altare maggiore sormontato dalle tre statue dei compatroni di Caorle: Santo Stefano Protomartire al centro, San Gilberto a sinistra e Santa Margherita a destra; oggi la statua di Santo Stefano si trova ancora in Duomo, posta in prossimità delle canne dell'organo, mentre le statue di San Gilberto e di Santa Margherita si trovano nel Santuario dell Madonna dell'Angelo, ai lati del coro. Dietro all'altare, leggermente staccato da esso, era posta la Pala d'oro, oggi incastonata al muro dell'abside centrale. Alla destra dell'altare, in cornu evangelii era posto il faldistorio vescovile;  sopra di esso,  in occasione  dei

restauri del 1646, era stato affrescato lo stemma del vescovo Pizzini, visibile ancora oggi. Oltre all'altare maggiore erano custoditi nel Duomo altri otto altari laterali, per la maggior parte venduti alla chiesa di Montesanto (in Slovenia) dopo i restauri del 1929 e in parte conservati ancora oggi in Duomo. Sotto l'absidicola della navata destra era posto l'altare di Sant'Andrea, oggi spostato nella cappellina ricavata all'ingresso della navata destra. Sempre nella navata destra, dopo a destra rispetto all'affresco di Santa Lucia, era posto l'altare di Sant'Antonio abate, sormonato da una statua lignea del Santo; procedendo verso l'ingresso si avevano poi: l'altare di Sant'Antonio da Padova, con la pala d'altare del Santo e l'altare dello Spirito Santo, con la pala della Pentecoste; entrambi questi dipinti sono tutt'ora conservati in Duomo. Nella cappellina ricavata presso l'ingresso della navata destra era stato eretto un altare dedicato a San Rocco, sopra il quale era posta la statua lignea di San Rocco proveniente dall'omonimo oratorio e ancora presente in Duomo. Sotto l'absidicola della navata sinistra era invece posto l'altare dell'Assunta, traslato nel 1975 al Santuario della Madonna dell'Angelo dove funge da altar maggiore. Procedendo nella navata sinistra verso l'ingresso si avevano poi l'altare della Madonna del Carmine, con la tela della Madonna del Carmine, ancora conservata in Duomo, e l'altare della Madonna del Rosario, venduto alla chiesa di Salcano (vicino a Montesanto). Nella cappellina laterale ricavata nella navata sinistra era poi posto il Battistero, oggi spostato sotto l'absidicola della navata destra, mentre addossato al terzo pilastro della fila di sinistra vi era un pulpito ligneo, rimosso negli anni 20 del XX secolo.

Fonti:

  • Paolo Francesco Gusso - Renata Candiago Gandolfo: Caorle Sacra, Marcianum Press 2012
  • Giovanni Musolino: Storia di Caorle, Venezia 1967


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